New York: la mia casa

Negli anni Novanta dello scorso secolo stavo per trasferirmi nella “Grande Mela” e avevo gia’ dato la caparra per affittare il monolocale di Jose’ Carreras, celebre tenore che ha formato un formidabile trio con Placido Domingo e il nostro caro Luciano Pavarotti. Era un monocale che si affacciava sul Central Park, a pochi isolati dalla RAI, il cuore della citta’.

Vollero molte referenze di banche, persone autorevoli, della stessa RAI Corporation. Poi vi rinunciai perche’ era impossibile chiedere il trasferimento dalla “casa madre italiana” alla filiale americana.

New York e’ stata per me sempre una città speciale. Alla vigilia di Ferragosto del 1985 ero di turno “a guardia del bidone” nella redazione di Milano. Apparve un angelo biondo che si presento’ disinvoltamente: “Sono Sabina Marini della RAI Corporation di New York , cominceremo in settembre i programmi per l’America e abbiamo bisogno di qualcuno che ci faccia dei servizi sportivi. Per ora non ci sono soldi. Chi ci sta ?”

L’unico collega presente, bolso e svogliato, disse: “Se non ci sono soldi, si rivolga a Zuccalà”. Io ci vidi “l’affare”, nel senso di una prospettiva che mi avrebbe portato in America, dove ero gia’ stato, apprezzando alcuni aspetti della vita statunitense.

Cominciammo, il programma ebbe successo. Si chiamava “I temi del calcio” e andava in onda il venerdi’ prima del tg italiano (verso le 19 di New York) e la domenica mattina prima della partita di serie A in diretta (ore 8,20). Presto venni invitato in America e mi ricordo di essere rimasto di sasso quando un autista di colore mi accolse all’aeroporto Kennedy, prendendomi le valigie e facendomi accomodare su una lussuosa limousine.

la mia limousine

Gli inviti da tutti gli USA (e anche dal Sudamerica, dove si vedeva il programma) cominciarono a fioccare e comincio’ un’esperienza formidabile sul piano umano.

Conobbi personaggi incredibili, intervistai il segretario di Stato Henry Kissinger e il chairman della Warner Communication Steve Ross; presentai il Festival italo-americano della canzone, i cui vincitori parteciparono a Sanremo; nella sede della Columbia University, mi venne consegnata la laurea honoris causa in Science of Communications. Feci amicizia con molte star della tv, viaggiai in lungo e in largo per gli USA, visitando 39 Stati, compresa l’Alaska.

Conobbi personaggi della finanza, dello spettacolo, dello sport americano. Roba da far morire d’invidia tutti. Ma preferii tenere un basso profilo in Italia e infatti pochi conobbero la mia vera “identita’ americana”. La riassunsi in un libro, a fine carriera, che s’intitola: “Il re di Broccolino”. Dove il sovrano ero io.

il re di broccolino

Ovviamente ero l’idolo degli italo-americani che mi invitavano, premiavano. Feci da testimone alle nozze di alcuni di essi, fui padrino per il battesimo di alcuni bimbi.

Molti mi chiedono oggi: eri a Rai International ? Macche’, Rai International arrivo’ dopo. C’era solo Tele-Zuccalà.

A New York ero di casa. Frequentavo spesso l’Hotel Plaza, la Trump Tower, le “Torri gemelle” dove, all’ultimo piano c’era uno spettacolare ristorante. Una volta ci portai mio nipote Luciano, 15 anni: non volevano farlo entrare perche’ non aveva la cravatta. Affittammo giacca e cravatta per dieci dollari e gli feci godere la “Grande Mela” dall’alto. Il cibo non era cosi’ spettacolare quanto lo spettacolo.

Quando, l’11 settembre del 2001, l’attentato fece scomparire le Torri, fu come se New York avesse perso il punto di riferimento principale. Per fare un paragone: la Tour Eiffel a Parigi, Big Ben a Londra, l’Opera House a Sidney.

Ci tornai per vedere Ground Zero, quando cominciano i lavori per la ricostruzione, e adesso che c’e’ il grande museo che ricorda quel tragico giorno.

Ho filmato sempre quanto accade attorno a me e ho notato come gli americani riescano sempre a spettacolarizzare sempre tutto, anche la morte e le tragedie.

Sin dai primi momenti, attorno a quell’enorme cratere, diventato poi cantiere, i media hanno saputo costruire storie, racconti; l’imprenditoria ha costruito alberghi, attrazioni. Ora quel luogo sacro e’ diventato un’industria che produce dollari, curiosita’, film.

 

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