ITALPRESS 30 ANNI

La consegna della Targa "alla carriera, da parte del senatore Schifani. Alla sinistra il direttore Borsellino.

Da quasi 20 anni collaboro a Italpress, una delle Agenzie di stampa emergenti. Tutto successe per caso. Il 12 febbraio 1997 l’Italia vinse a Wembley con un gol di Zola e io andai a Londra per la RAI. Una delle mie ultime trasferte, perché’ da li’ a qualche mese mi sarei dimesso. Ero “inviato speciale” con tanto di qualifica e  stipendio, successivamente fui promosso “caporedattore”. Cioè’ stessi soldi, più’ rogne. In Italia non si dimette nessuno, io si.

Quella mattina, a Londra, era ancora buio e un giovanotto corpulento e dalla voce baritonale, Gaspare Borsellino, sull’autobus per l’aeroporto mi disse: “Buon giorno, posso disturbarla ?”

“Mi dica”.

“Lei mi ha fatto gli esami di giornalista ”

Preoccupato per la stazza del mio interlocutore, risposi: “L’ho promossa ?”

“Si”. Tirai un sospiro di sollievo.

Poi continuo’ :”Vorrebbe collaborare a Italpress ?”

“Per ora non posso, ho l’esclusiva con la RAI, ma non disperi.”

Lui non lo sapeva, ma io pensavo già’ alle dimissioni. La Rai non aveva più’ i diritti su tutte le partite di campionato, avevo raggiunto la possibilità’ di andare in pensione, e vivere un “dopo” carriera mi sarebbe piaciuto, anche se la proibizione di cumulare pensione e altri proventi, mi avrebbe costretto a rinunciare a diventare miliardario.

Quando lasciai la RAI, il successivo settembre, Borsellino, che girava come una trottola (lo fa anche oggi), capito’ a San Siro e gli dissi che stavo per dimettermi, ma che aspettavo di sapere qualcosa circa la storia del cumulo. Andai a lavorare per ta TV della Svizzera Italiana e alla fine del 1999 arrivo’ l’offerta di Italpress.

La prima trasferta fu a Barcellona, per Spagna-Italia (2-0) nel marzo del 2000. Seguirono Olimpiadi e Europei di calcio, poi Mondiali: ho raggiunto dieci edizioni della rassegna iridata. L’ultima a Mosca. La RAI non mi aveva mai mandato alla Olimpiadi, Italpress si.

Quei ragazzi che conobbi agli inizi della mia avventura, sono diventati tutti padri di famiglia, io mi accingo a diventare definitivamente pensionato. Mi trattano come quegli oggetti di porcellana che si mettono nelle vetrine del salotto buono.

In occasione della festa dei 30 anni di Italpress, mi hanno dato una patacca “per i miei oltre cinquant’anni di carriera”. Sarebbero 60, ma cosa pretendere di piu’ ?

 

 

 

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